Sappiate una cosa prima di aprirlo, perché cambia tutto: "Before the Coffee Gets Cold" non è nato come romanzo. Kawaguchi lo ha scritto nel 2010 come pièce teatrale per la sua compagnia di Osaka, e ha dovuto aspettare che un editor lo vedesse recitato per essere convinto a trasformarlo in libro. Quando un uomo di teatro scrive un romanzo, non descrive: mette in scena. Si sente in ogni pagina — nei dialoghi essenziali, nell'intimità claustrofobica di quella piccola caffetteria di Tokyo dove tutto accade e che — piccolo omaggio inaspettato — si chiama Funiculì Funiculà.
Il pretesto è un espediente da fantasy pop: un caffè dove puoi viaggiare nel tempo. Ma solo se rispetti quattro regole ferree. Devi sederti in una sedia precisa. Non puoi alzarti. Devi bere tutto il caffè prima che si raffreddi. E soprattutto — è qui che il libro diventa spietato — non puoi cambiare il presente. Qualsiasi cosa tu faccia nel passato, tornerai a un mondo identico a quello che avevi lasciato.
Ecco il colpo di genio: se sapete già che non potete cambiare nulla, che senso ha viaggiare nel tempo? Kawaguchi risponde in quattro racconti minuti e devastanti — gli innamorati, i coniugi separati dall'Alzheimer, le sorelle, madre e figlia. La risposta è che non si torna indietro per riscrivere la vita. Si torna indietro per riconciliarsi con le cose non dette. Per finire una frase interrotta. Per guardare in faccia qualcuno un'ultima volta.
Lo consiglio a chi passa le giornate a decidere in fretta e a spostare priorità. A manager, imprenditori, executive che vivono di forecast e KPI, e magari hanno smesso di ricordare che ogni conversazione rimandata è un caffè che si sta raffreddando.
Non è un romanzo carino. È un pugno nello stomaco travestito da tazza di caffè giapponese. E vi lascia con una domanda scomoda: se aveste solo il tempo di un caffè per dire qualcosa a qualcuno di importante, cosa direste? E soprattutto — perché non lo state ancora facendo?